
La migliore temperatura ambiente va dai 20 ai 24 gradi: bastano quattro gradi in meno per raddoppiare i disturbi dell'attenzione ma per motivi economici gli ambienti chiusi sono spesso più freddi.
Partendo dal DPR 412/1993 e successive modifiche, le normative del 2024 prevedono che la temperatura massima consentita negli alloggi sia di 22°C.
Uno studio dell’Harvard Medical School e del Marcus Institute for Aging Research di Boston pubblicato a dicembre su Gerontology indica che tale temperatura è appena sufficiente al benessere psicofisico degli anziani per i quali la miglior temperatura ambiente di casa va da 20 a 24 gradi e ne bastano 4 in meno per veder raddoppiare in loro i disturbi dell’attenzione.
Disturbi dell'attenzione
Lo studio ha monitorato per un anno la temperatura delle case di una cinquantina di ultra65enni che dovevano riportare ogni eventuale problema di attenzione incontrato durante la giornata. Ne è risultato che, nonostante il riscaldamento climatico del pianeta durante la stagione fredda molti anziani, soprattutto se a basso reddito e svantaggiati, sono esposti a temperature dannose per le loro facoltà cognitive proprio nella loro abitazione dove trascorrono la maggior parte della giornata senza poter aumentare più di tanto la temperatura degli impianti di riscaldamento per motivi, in USA come qui, di carattere economico.
Massimo 22 gradi
La normativa italiana dell’ottobre '24 stabilisce che si deve impostare la temperatura dei termosifoni a 20 gradi con una tolleranza massima di due gradi, ma spesso a frenare gli infreddoliti inquilini sono i costi aggiuntivi condominiali che i cronotermostati dei caloriferi di ogni appartamento conteggiano inesorabilmente.
Gli autori dello studio indicano che la politica abitativa dovrebbe assolutamente affrontare quello che si è rivelato un vero e proprio problema di sanità pubblica migliorando la resilienza climatica di questa popolazione vulnerabile quantomeno con un ammorbidimento delle restrizioni di riscaldamento nelle abitazioni di questi soggetti che nel nostro Paese potrebbe ricalcare quello previsto col nuovo ecobonus per famiglie a basso reddito.
A conti fatti in Italia i costi sociosanitari del loro decadimento cognitivo invernale si sommano ai 23 miliardi di euro totali che già si spendono per le demenze rischiando così di erodere i fondi previsti per la riqualificazione energetica globale delle case (319 miliardi di euro).
Stati Uniti e Unione Europea
Entrambe queste spese potrebbero essere ridotte perché più che di coibentazione esterna o di sostituzione delle caldaie fino a un’efficienza pari almeno alla classe A prevista dal regolamento UE 16/12/22, i ricercatori americani indicano come la miglior riqualificazione energetica, sia per il freddo che per il caldo, sia l’impiego di tecnologie intelligenti in grado di mantenere gli alloggi a temperature controllate che possano prevenire il declino cognitivo di chi li abita, soprattutto se hanno più di 65 anni, sono disagiati e spesso gravati anche dalla solitudine, un altro fattore frequente a questa età che predispone alla demenza.
Fonte della notizia: www.corriere.it