Associazione Alzheimer Roma Odv

Così l’intelligenza artificiale riconosce dalla camminata chi è a rischio di Alzheimer

Partendo dall’analisi delle capacità di movimento si potranno identificare i primi segni di decadimento cognitivo.

C’è una certezza nel panorama complesso e frastagliato dei farmaci che si candidano per il trattamento della malattia di Alzheimer. Le terapie saranno probabilmente più efficaci se somministrate in fase iniziale, quando ancora il decadimento cognitivo è agli albori. Prima, insomma, che la nebbia che pervade il cervello si faccia fittissima.

Questo significa che una delle sfide da vincere è individuare chi presenta i primi segnali di sofferenza, magari con piccoli deficit che non vengono riconosciuti: dimenticare dove si è posteggiata l’auto, attribuire dei nomi diversi alle persone che si conoscono, anche solo cambiare abitudini. Questi segni possono caratterizzare quello che gli esperti definiscono con l’acronimo Mci (Mild Cognitive Impairment). Questa condizione può rivelarsi un indicatore precoce del percorso verso la malattia di Alzheimer e riconoscerla presto può significare puntare a traiettorie future d’intervento sempre più specifiche per chi presenta deficit cognitivi.

Certo non è facile, specie se ci si trova a vivere in aree che non dispongono di servizi sanitari di rapida e agevole consultazione. Ma grazie all’intelligenza artificiale crescono le speranze di poter riconoscere le prime tracce del decadimento cognitivo. Come? Partendo dall’analisi delle capacità di movimento del soggetto. A proporre questo originale “sotterfugio” diagnostico è una ricerca che mira a favorire valutazioni cognitive studiando la funzione motoria, condotta da esperti dell’Università del Missouri. Lo studio, coordinato da Trent Guess, Jamie Hall e Praveen Rao, è apparso su Alzheimer’s Disease and Associated Disorders.

Un dispositivo su misura

Una telecamera di profondità, una pedana di forza e un’interfaccia per trasferire i dati. Queste le componenti principali del sistema portatile utilizzato per valutare la funzione motoria. Con questo dispositivo gli esperti hanno esaminato una popolazione di anziani, alcuni dei quali con diagnosi di Mci, chiedendo loro di svolgere tre semplici attività: stare fermi, camminare e alzarsi da una panchina. Il tutto, contando all’indietro e a intervalli di sette (con coinvolgimento semplice delle capacità di conto). I dati raccolti sono stati inseriti in un algoritmo di AI, che è riuscito ad identificare con elevata precisione, superiore all’80%, i soggetti con Mci.

Grazie al sistema portatile e all’integrazione delle informazioni con l’intelligenza artificiale, quindi, si punta ad anticipare l’attenzione sui soggetti a rischio. Stando a quanto riporta Hall in una nota dell’Università, solo «l’8% circa delle persone che negli Usa si ritiene presentino Mci riceve effettivamente una diagnosi clinica». Arrivare a svelare un decadimento partendo dall’analisi del movimento può sembrare curioso, ma sul fronte neuroanatomico esistono solide basi per giustificare questo rapporto. Come spiegano gli stessi studiosi, infatti, le aree del cervello coinvolte nel deterioramento cognitivo tendono a sovrapporsi con quelle interessate nella funzione motoria. «Quando una è ridotta, anche l’altra è interessata» è il commento di Guess.

Si tratta insomma di differenze potenzialmente difficili da percepire, a meno che non si utilizzi un dispositivo su misura per la valutazione di movimenti e deambulazione come quello testato nello studio. L’obiettivo a lungo termine degli studiosi è rendere disponibile il nuovo sistema portatile in vari contesti sanitari, comprese strutture di lungodegenza o centri per anziani, per facilitare gli screening.

Il movimento in curva svela i deficit

Non è peraltro la prima volta, va detto, che si parla di analisi del movimento per cogliere i primi segni di deterioramento neurocognitivo. Qualche tempo fa una ricerca ha mirato a cogliere (con successo) l’Mci confrontando l’andatura in rettilineo e in curva di anziani perfettamente sani e altri che presentavano appunto le prime evidenze di piccole sofferenze nervose, potenzialmente in grado di indicare chi corre più rischi di sviluppare malattia di Alzheimer.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease Reports, è stata condotta dagli esperti del College of Engineering and Computer Science della Florida Atlantic University. Gli scienziati hanno impiegato speciali telecamere di profondità per controllare i movimenti di ben 25 articolazioni, studiando l’andatura dei partecipanti allo studio durante l’esecuzione dei due diversi test di camminata, sia nel percorso rettilineo che in quello ricco di curve. Dallo studio è emerso che camminare in curva è stato sicuramente più difficile e complesso per chi aveva lievi deficit cognitivi, perché appunto soffriva di quello che viene definito tecnicamente "Mild Cognitive Impairment".

In particolare si è visto che considerando diversi sistemi di valutazione, dalla velocità media fino alla cadenza di passi alla posizione dei piedi, quando si andava in curva si modificava la risposta per gli anziani con lievi problemi cognitivi rispetto ai sani. Come a dire che la “curva” imponeva delle attenzioni maggiori da sopportare per chi aveva piccoli deficit. Il gruppo con Mci ha mostrato una lunghezza media del passo e una velocità marcatamente inferiori durante la camminata in curva, insieme a una maggiore variabilità nella maggior parte dei marcatori della micro-andatura.

L’importanza della diagnosi precoce

Identificare la malattia di Alzheimer può essere certamente più agevole in assenza di comorbilità significative o quando il paziente è giovane, con disturbi che interferiscono chiaramente con la vita quotidiana. Ma occorre migliorare, anche in chiave di prospettive terapeutiche, sul fronte dei sintomi e segni delle fasi prodromiche nella maggioranze dei pazienti.

Bisogna tenere presente che la neurodegenerazione può avere un esordio eterogeneo prima di “esplodere”. Alcuni soggetti infatti presentano disturbi di attenzione o difficoltà nel trovare le parole. Altri possono, invece, manifestare una riduzione dei propri abituali interessi e un progressivo distacco dai propri affetti o relazioni. La malattia si può anche presentare con una lenta ma evidente modificazione della personalità, in alcuni casi espressa da una maggiore giovialità e prodigalità, oppure da una maggiore rigidità o sospettosità. E non dimenticate che a volte si può presentare il disturbo del cammino, conseguente a una compromissione dell’equilibrio e a un’alterazione motoria. Anche per questo, analizzando questo specifico deficit motorio, si potrà forse identificare chi manifesta i primi segni di decadimento cognitivo. Ed agire di conseguenza.

Fonte della notizia: www.ilsole24ore.com

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